Cosa distingue un social media manager professionista da un “cuggino”

Cercasi social media manager: 5 cose che distinguono un esperto da un cialtrone

“Piatto ricco mi ci ficco”, si suol dire spesso. Questo è quello che succede ogni volta che un’opportunità succosa si presenta all’orizzonte.

E questo è successo anche con una professione, che è quella del social media manager.

Era il 2009/2010 quando l’Italia ha scoperto Facebook e ha iniziato a popolarlo. Allora si trattava però solo di una riunione tra vecchi amici di scuola, un posto dove non si creavano video ma note, e dove invece di entrare a far parte di gruppi se ne condivideva il titolo come status (eravamo strani forte!)

È bastato qualche anno perché Facebook stesso e le aziende capissero le opportunità che uno strumento del genere poteva offrire, per entrare in contatto in maniera diretta con i potenziali clienti.

Ed ecco che iniziarono a fioccare profili aziendali, inizialmente un po’ estemporanei, ma col tempo sempre più strutturati, grazie a una nuova pedina del gioco: il social media manager.

Chi è e cosa fa veramente il social media manager?

Questa figura per niente mitologica è oggi indispensabile per tutte le aziende che vogliono avere una presenza sui social network che sia efficace e che dia un contributo reale al fine ultimo che è quello di incrementare le opportunità di business.

Quando pubblichi un annuncio “cercasi social media manager” devi stare molto attento a quello che potrebbe arrivarti per le mani, perché se è vero che esistono moltissimi professionisti preparati, è anche vero che lo spettro del “cuggino” è dietro l’angolo. Ed è da evitare come la peste.

Tra tecnici che si reinventano, smanettoni che si propongono come i migliori sul campo e dipendenti amministrativi riciclati in nuove funzioni, è fin troppo facile perdersi per strada e trovarsi con una presenza sui social fatta “tanto per”, senza nessun tipo di strategia quando va bene, e piena zeppa di errori grammaticali e grafici quando va male.

Ecco perché oggi voglio spiegarti come fare a riconoscere, tra tutte le candidature che ti arrivano dopo l’annuncio di cercasi social media manager, il vero professionista dalla fuffa (e anche un professionista della fuffa!)

1. Brief e analisi: prima di cominciare

Un social media manager professionista ha bisogno, prima di comunicare a fare il suo lavoro, di sapere TUTTO di te e della tua azienda. Ti tartasserà di domande, ti farà le richieste più strane, studierà il tuo business sotto ogni aspetto, intervisterà la signora che ha appena acquistato il tuo prodotto.

Semplicemente perché l’unico modo per fare bene questo lavoro è conoscere alla perfezione il prodotto o il servizio e l’azienda che lo produce.

È così per ogni ambito professionale: un medico, priva di prescriverti una medicina, deve visitarti per sapere quello che ti sta succedendo. La stessa cosa vale per l’architetto, che deve conoscere la tua casa, l’artigiano che deve sapere lo stile e la misura delle stanze, il sommelier che deve suggerirti il vino…

Quindi, se il tuo social media manager prima di iniziare il lavoro si è limitato a chiederti “cosa produci” e “le foto le mandi tu?”, forse faresti bene a salutarlo.

Deve esserci un documento che precede la creazione della strategia. Noi lo chiamiamo intervista, e raccoglie tutte le informazioni che sono necessarie per proporre un piano di marketing, sia dal punto di vista del sito web, sia per i social e per altri materiali di comunicazione.

Deve raccogliere gli obiettivi, il target, il posizionamento, lo storico e le previsioni.

2. Pubblica le stesse cose ovunque

Se il tuo social media manager realizza un’unica creatività, un unico testo e si limita a cliccare “pubblica anche su Instagram, Linkedin, Twitter e l’albo pretorio del paese”, anche qui qualcosa non va.

Ogni social ha caratteristiche specifiche: Linkedin predilige un approccio professionale, Instagram richiede hashtag e immagini ben fatte, Facebook si rivolge sempre più ai gruppi, Twitter vuole aggiornamenti brevi e costanti… e così via.

È chiaro che la strategia di fondo del post può essere la stessa, ma la forma deve essere declinata in base al social: non puoi rivolgerti a Instagram (pieno di ragazzini) e Facebook (dove l’età media cresce sensibilmente), parlando allo stesso modo. Sono due lingue diverse, frà!

3. La crescita? Ecco come la misuro

Il raggiungimento di determinati obiettivi deve essere definito prima dell’inizio del lavoro.

Le stesse campagne di Facebook chiedono qual è l’obiettivo prima di cominciare, pensa se non dovessimo farlo noi!

Ecco, diciamo che gli obiettivi di una gestione di un social network possono essere diversi.

C’è chi punta al coinvolgimento e all’interazione, chi vuole un sistema diretto per vendere, chi vuole raggiungere un pubblico più ampio possibile.

E poi c’è il social media manager che non sa bene da che parte è girato, e crede che il numero dei fan sia la metrica decisiva per decretare il successo di una pagina.

Al di là del fatto che ci sono sistemi per l’acquisto dei fan – che lasciano il tempo che trovano, perché sono finti e durano poco – come si può credere che il successo di una pagina sia dato dal numero di follower, se questi non interagiscono con i contenuti e non spostano questo coinvolgimento sul piano dell’acquisto?

I KPI – dati reali, tangibili delle pagine, devono essere definiti insieme a te, prima di iniziare il lavoro.

4. La tipologia di post e contenuti

Un’altra nota dolente del social media manager improvvisato è, ovviamente, la creazione dei contenuti.

Colui che crede di essere un professionista della comunicazione, ma non lo è, pensa che sui social si debba fare esattamente quello che si fa in negozio o su un volantino: vendere, vendere, vendere!

I social sono però molto più di questo. C’è dietro una strategia complessa – comune almeno in parte all’email marketing – che parte da una domanda: perché dovrei comprare da te e non dal tuo competitor?

E la risposta è: perché io ti offro di più.

Ti offro di più perché sui miei social puoi trovare consigli, tips, aggiornamenti sul mondo del mio prodotto, puoi trovare un’esperienza di valore, contenuti gratuiti, un sistema-mondo in cui puoi sentirti parte di qualcosa: in una parola, una community.

Tu sei un imprenditore e il tuo lavoro è proprio vendere: per questo hai bisogno di un professionista che ti consigli e che ti dica: per i social, non è così che funziona.

Se seguo una pagina e vedo solo post del tipo “compra subito! Sconti imperdibili! Solo nella terza notte di luna piena di dicembre!” al 99% toglierò il like, perché non mi stai offrendo nessuna esperienza di valore.

5. Misurazione dei risultati

Misu…cosa? Per un social media manager professionista si tratta di pane quotidiano, mentre per un improvvisato forse sto parlando un’altra lingua.

Chi non sa bene cosa sta facendo si limita a pubblicare – magari anche senza un piano editoriale, quando capita – e crede che il lavoro sia finito lì.

Come puoi misurare l’efficacia delle tue azioni se non hai dati da confrontare? Come crescere, se non cambiando e modificando la propria strategia a seconda dei risultati ottenuti?

Insomma, come può il tuo social media manager saperci fare se non guarda nemmeno i dati?

Ci sono moltissimi altri errori che si possono compiere nella gestione dei social network.

Si tratta di una professione in cui è necessario sottoporsi a un aggiornamento continuo, perché i parametri e gli algoritmi cambiano costantemente.

Se hai riconosciuto nella gestione dei tuoi social uno di questi errori, contattaci: è ora di cominciare a fare sul serio!

Il tuo social media manager fa uno di questi errori?