Indicizzazione Google: ecco come Google decide se esisti sul web

L’indicizzazione Google è un argomento sempre attuale, sempre scottante e, soprattutto, quasi sempre ostico.

Quando si ottimizza un sito, è importante capire la ragione che sta dietro ai cambiamenti che vengono fatti. Ecco perché alcune delle domande più comuni tanto tra i nuovi quanto tra gli esperti Seo specialist sono:” Come funziona la ricerca di Google?” e “Come elenca Google i risultati di ricerca?”.

Indicizzazione Google: ecco come Google decide se esisti sul web (e se vale la pena entrare nel tuo sito)

La risposta è difficile anche per gli appartenenti al settore, per cui quando a chiedercelo sono i nostri clienti, cerchiamo di prenderli per mano e guidarli nel fantastico mondo della Search Engine Optimization e degli strumenti di indicizzazione Google.

Si tratta di un complesso meccanismo, in cui tutto combacia alla perfezione ma, allo stesso tempo, tutto è in continuo mutamento. E se esistono delle leggi universali, legate all’esistenza di un certo plug-in o alla presenza del carrello in un e-commerce, altri fattori sono invece molto aleatori.

Dopotutto, Google è il leader del suo settore. Quando viene fatto un cambiamento importante all’algoritmo di ricerca di Google o viene cambiato il modo in cui i risultati vengono visualizzati, è solo una questione di tempo prima che gli altri motori di ricerca facciano lo stesso.

Questo significa che anche se gli altri motori di ricerca possono non essere avanzati come lo è Google, operano secondo gli stessi principi.

Quindi, quando un sito viene ottimizzato per la ricerca Google, questi sforzi avranno sicuramente un impatto simile anche per gli altri motori di ricerca. Diamo dunque un’occhiata a come il sistema di ricerca di indicizzazione Google funziona, e come ottimizzare il proprio sito per avere migliori performance nei risultati di ricerca.

Il lavoro degli spider (o crawler)

Prima di capire come Google seleziona e organizza i risultati, è importante capire come vengono immagazzinate le informazioni relative ai contenuti online e ciò che sta dietro all’indicizzazione Google.

Gli step principali sono 3:

  1. Lo spider, ossia i “ragnetti” che Google manda in giro per la rete a cercare le informazioni, visualizza la nostra pagina e ne trae le informazioni dall’HTML (ragnetti, perché siamo in rete, capito?);
  2. Tutte le pagine viste dallo spider vengono archiviate, quando noi clicchiamo “cerca”, la ricerca viene effettuata in questo database;
  3. L’algoritmo di ricerca viene utilizzato per scandagliare le pagine visitate dai ragnetti per trovare quelle con il contenuto più rilevante.

L’indicizzazione

Lo step successivo di questo processo è l’indicizzazione Google. Quando un utente effettua una ricerca, Google non effettua una ricerca istantanea nel web cercando i risultati più rilevanti. Invece, cerca all’interno del suo database di contenuti online: il suo indice.

Come puoi facilmente immaginare, questo è un processo molto più veloce rispetto allo scandagliare miliardi di pagine web che sono oggi in rete, ed è per questo motivo che Google effettua una ricerca così veloce. (Avete mai notato la scritta X risultati in 0,X secondi?)

Quando gli spider sono in giro per il web, il loro scopo è quello di trovare nuovi contenuti da aggiungere a questo indice, in modo che quando l’utente effettui una ricerca, gli vengano restituiti risultati il più aggiornati possibile.

Da un punto di vista SEO, la cosa più importante da sapere sull’indicizzazione Google è che se il tuo sito non è nell’indice di Google, non potrà mai essere visualizzato da chicchessia.

È la legge della selezione naturale!

Come funzionano i ragnetti di Google

Torniamo ai nostri simpatici mostriciattoli. Il loro nome tecnico è Googlebot, e la loro missione è quella di trovare contenuti basandosi su un algoritmo.

Come Google stessa spiega, “I programmi determinano quali siti analizzare, quanto spesso, e quante pagine prendere da ogni sito”. Il processo comincia con una lista di URL generati da ricerche precedenti. Poi, quando lo spider visita le pagine, cerca e link e li aggiunge alla lista delle pagine da analizzare.

In questa scheda la dinamica dei crawler spiegata da Google 

Da lì, comincerà ad analizzare anche quelle pagine, cercando nuovi siti e cambiamenti ai siti già analizzati in passato. Tutti questi cambiamenti vengono poi aggiunti all’indicizzazione Google.

indicizzazione google

Risultati di ricerca: come Google elenca i siti web

Quando un utente effettua una ricerca, Google analizza il suo indice cercando risultati rilevanti e restituisce quelli che sembrano essere i migliori secondo il suo algoritmo.

Come funziona quest’algoritmo? Purtroppo non ci è dato sapere, Google è sempre stata reticente al riguardo. Sappiamo, però, che esistono oltre 200 fattori che vengono presi in considerazione per la determinazione delle pagine più rilevanti.

L’algoritmo viene comunque continuamente aggiornato, al fine di offrire all’utente la migliore esperienza di navigazione.

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Cos’è il Google PageRank?

Anche se Google è molto restia a spiegare i fattori che stanno alla base del suo algoritmo, ne ha rivelato uno importante definito PageRank. Secondo Google, PageRank è “la misura dell’importanza di una pagina basata sui link di altre pagine che rimandano a essa”. Ecco perché i backlink giocano un ruolo così importante.

Questo è uno dei pochi fattori confermati da Google, ed è il modo in cui l’algoritmo determina il valore di pagine e siti. È anche interessante notare come non tutti i link abbiano lo stesso valore quando si tratta di PageRank.

Link da siti autorevoli hanno un impatto molto più rilevante e positivo, mentre, al contrario, i link spam hanno un impatto negativo sulla capacità di posizionarsi bene nel ranking e anche di essere rilevati dall’indicizzazione Google.

L’algoritmo Google Search

Sin dai primi anni 2000, quando Google cominciò ad affermarsi come leader del suo campo, i Seo hanno iniziato a prestare attenzione alle parole dei fondatori Sergey Brin e Larry Page sul lavoro del motore di ricerca.

Quest’ultimo ha cominciato a diventare una parte essenziale del browsing online di tantissimi utenti, così le aziende hanno capito che era nel loro interesse posizionarsi al meglio nel ranking. A questo punto, però, raggiungere quell’obiettivo includeva anche trovare nuovi modi di sfruttare l’algoritmo di Google.

Il primo cambiamento ebbe luogo nel 2003, con il primo aggiornamento Florida. Queste modifiche erano tese a penalizzare i siti che utilizzavano tattiche Seo ma non offrivano una buona esperienza di navigazione. Questo aggiornamento ha avuto un impatto così importante da aver causato proteste.

Quella fu la prima volta in cui i siti videro le conseguenze negative di pratiche di spam come “l’imbottitura di keyword”, e molti degli specialisti che utilizzavano quelle tecniche non ne furono per niente contenti.

Ma in retrospettiva, quello era solo il primo dei numerosi aggiornamenti dell’algoritmo mirati a penalizzare i siti i cui proprietari utilizzavano degli stratagemmi che non erano di aiuto agli utenti.

Ha segnato un punto di svolta: lo scopo era ora fornire all’utente una buona esperienza – obiettivo che Google continua a perseguire.

Come funziona la ricerca di Google nel 2018?

Sin dall’inizio, Google ha posto un focus sul guidare gli utenti verso contenuti di qualità. Gli aggiornamenti dell’algoritmo seguono questo focus.

Mentre può essere difficile prevedere esattamente quali cambiamenti ci sono all’orizzonte per la strategia Seo, si può tranquillamente affermare che essi avranno la stessa logica di base di fornire agli utenti il miglior servizio possibile.

Certo, questo non significa che gli aggiornamenti saranno tutti uguali tra loro. Se alcuni di questi possono avere l’obiettivo di penalizzare i Seo che utilizzano stratagemmi, altri daranno invece aggiornamenti su cosa si dovrebbe fare.

Ad esempio, i più recenti aggiornamenti si sono focalizzati sull’adattamento ai trend di ricerca, sulla priorità di sicurezza per l’utente, e sul rendere più facile l’accesso alle informazioni.

Come funziona la ricerca di immagini di Google

Se è vero che su Google si cercano informazioni, è anche vero che il contenuto visivo negli ultimi anni ha assunto una rilevanza sempre più grande.

Proprio come il motore di ricerca principale, l’opzione di ricerca delle immagini di Google opera con un complesso algoritmo progettato per restituire agli utenti le immagini più rilevanti.

I “ragnetti”, però, non riescono a visualizzare le immagini allo stesso modo in cui le vediamo noi umani, per cui fanno affidamento sul nome del file, sul testo alternativo e il contesto per indicizzarli correttamente. Quindi se vuoi che le immagini del tuo sito compaiano nella ricerca di immagini di Google, questi elementi devono essere ottimizzati.

In primo luogo è necessario rinominare i file secondo un criterio logico e informativo. Molte foto hanno come nome di default “IMG0001.jpg”: questo non dice nulla ai crawler sul contenuto dell’immagine. È quindi importante prendersi il tempo necessario per dare alle immagini un nome che descriva accuratamente il contenuto.

Se vuoi che un’immagine sia ben posizionata in Google, è necessario non solo inserire il concetto, ma anche l’intero contesto. “Cucciolo” è un conto, “Cucciolo di dalmata che gioca con una palla” è tutt’altro discorso. Meglio inserire, insomma, tutto quello che può aiutare il motore di ricerca a decifrare l’immagine.

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Cosa possiamo fare

L’algoritmo di Google è un po’ come la formula dell’elisir di lunga vita: bramato da tutti. Se sapessimo tutti i fattori presi in considerazione, potremmo balzare al primo posto in ogni ricerca in men che non si dica.

Non essendo così, è nostro compito fare del nostro meglio per i nostri clienti. E lo facciamo restando aggiornati sulle modalità con cui Google opera, cercando di produrre contenuti di qualità, prestando attenzione alle immagini, all’autorevolezza dei link e a molto altro.

Ma questa è un’altra storia… La prossima settimana vi racconteremo infatti come raggiungere una buona posizione nel ranking di Google.

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